Il gioco teatrale (Jacques Lecoq)

Per parlare di tutti gli aspetti di questa meravigliosa arte, antica come l'uomo

Il gioco teatrale (Jacques Lecoq)

Messaggiodi Teatro Anime Antiche » gio feb 18, 2010 12:18 pm


* OMAGGIO A UN MAESTRO *

Immagine

Jacques Lecoq
(1921 - 1997)

Per saperne di più vi invitiamo a visitare la pagina a lui dedicata nella sezione "Maestri del Teatro" .


“All’inizio delle improvvisazioni si può cominciare dal restituire nella maniera più semplice i fenomeni della vita. Senza alcuna trasposizione, senza amplificazione, nella più grande fedeltà al reale, alla psicologia degli individui, gli allievi fanno rivivere una situazione senza la preoccupazione di un pubblico: un marciapiede, un mercato, una sala d’attesa, un ospedale, il metrò…

Il gioco interviene più tardi quando, cosciente della dimensione teatrale, l’attore dona un ritmo, una partitura, una durata, uno spazio, una forma alla sua improvvisazione, per un pubblico. Il gioco può essere molto vicino al reale o allontanarsene fortemente nelle trasposizioni teatrali più audaci, non deve tuttavia mai dimenticare il punto di ancoraggio nel reale.

All’inizio gli allievi vogliono assolutamente agire, provocare gratuitamente delle situazioni. Facendo così ignorano completamente gli altri attori e non giocano con loro. Ora, il gioco non si può stabilire che in reazione all’altro. Bisogna far loro comprendere questo fenomeno essenziale: reagire, è mettere in rilievo la proposta del mondo di fuori.
Il mondo di dentro si rivela tramite reazione alla provocazioni del mondo di fuori.


[…]

Quando noi ci avviciniamo ai personaggi, il mio timore è il ritorno verso le persone, cioè che gli allievi parlino di loro stessi, senza autentico gioco. Se il personaggio e la persona non fanno che uno, il gioco s’annulla. Se questa osmosi può servire in certi primi piani del cinema psicologico, il gioco teatrale deve trasportare l’immagine fino allo spettatore.

C’è una grande differenza tra gli attori che esprimono la loro vita e quelli che giocano con autenticità.
Gli allievi apprenderanno a giocare altre cose che loro stessi, coinvolgendosi del tutto e con vigore.
Non giocheranno sé stessi, ma giocheranno con sé stessi!
E’ tutta qui l’ambiguità del lavoro dell’attore”.

(Estratti tradotti da “Le Corps Poétique”, Actes Sud - Papiers, Francia)
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Re: Il gioco teatrale (Jacques Lecoq)

Messaggiodi Fra » dom mar 07, 2010 1:17 pm

<< "Vedere" diventa qui la parola chiave. Un'interpretazione forzata o bloccata è un'interpretazione spenta,morta,ed è importante considerare come ogni forma di vita abbia sempre bisogno di assorbire qualcosa dall'esterno per nutrirsi e mantenersi,appunto,in vita. L'attore non deve e non può preoccuparsi di esprimere emozioni o stati,bensì VIVERE CONFILTTI e SPERIMENTARE REAZONI, mettendo da parte SOFFOCANTI GIUDIZI ed evitando di perdersi in STERILI INTROSPEZIONI. Vedere il mondo con coraggio e attenzione attraverso gli occhi del personaggio, servirà all'attore ben più che concentrarsi per guardare dentro di sè o dentro il personaggio stesso. L'invito che Declan Donelland rivolge più spesso agli attori è quello di non fermarsi , di non rinchiudersi, bensì di REAGIRE , di cercare , di avventurarsi fuori per rivelare , a sè e agli altri , quel che è già li, pronto per essere scoperto.>>

estratto da "L'attore e il bersaglio"
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