GONZALEZ

Sensazioni sulle vostre esperienze al Teatro Anime Antiche

GONZALEZ

Messaggiodi mepu » gio feb 05, 2009 11:49 am

Ebbene sì: torno sull'argomento, ma lo faccio in questa sede, dove nessuno è costretto a sentirmi né a stare appresso ai miei dubbi, risparmiando il tempo delle lezioni per il *fare*. E comunque questo forum ha bisogno di movimento (l'ultimo post su questa sezione è di agosto!).

Per me il dubbio amletico è questo: l'esercizio Gonzalez è un esercizio di PRECISIONE MATEMATICA o di INTERPRETAZIONE POETICA?

Se di precisione matematica si tratta, allora non solo il famigerato terzo passo, ma anche il secondo non sarà mai uguale al precedente. Forse una volta in tutto l'anno, tra corsi del martedì, del venerdì e Lab. Se siamo fortunati, due volte. Quindi non dovremmo praticamente mai accettare niente.

Se è questione di "sentire", di percezione, di interpretazione poetica, allora non solo il secondo, ma anche un terzo e un quarto passo possono essere VISSUTI come uguali. Ho detto essere vissuti come uguali, non essere uguali.

Sono s**** mentali? Certamente sì, per chi riesce a vivere nelle due dimensioni contemporaneamente: ma per me, cambia tutto il senso dell'esercizio. Sarà che sono Capricorno, direbbe qualcuno :wink: . E poi, come diceva il filosofo, ci sono due modi di perdere tempo: il primo è discutendo una cosa finché non la si è capita; il secondo è facendo una cosa senza averla capita. La prima perdita di tempo ha uno scopo, la seconda non saprei :D
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Re: GONZALEZ

Messaggiodi Filippo » ven feb 06, 2009 4:41 pm

Caro Mepu,

in questo difficile ed esigente esercizio di Mario Gonzalez, si tratta di precisione matematica. Se il coro ha la certezza esatta che il passo sia uguale, bisogna accettarlo. Questa convinzione non è poetica, ma geometrica e richiede una valutazione responsabile. E' chiaro che è una scelta soggettiva e si può anche sbagliare in buona fede, come quando credete di avere messo le sedie equidistanti le une dalle altre ma in realtà non è così. La domanda è: Sei VERAMENTE certo che il secondo passo del protagonista sia uguale al primo? Si? Bene allora accettalo. Il protagonista compie poi il terzo passo e la domanda è la stessa, è VERAMENTE uguale ai due precedenti? Nessuno esclude di accettare il terzo passo, ma se è difficile riuscire a fare due passi esattamente uguali, diventa molto difficile farne tre di fila.

Tuttavia, pur nella difficoltà oggettiva di riuscire a fare i passi uguali, mercoledì sera, ad un certo punto tutti hanno avuto la percezione che il secondo passo del protagonista fosse uguale al primo, e in quel momento il coro ha accettato in maniera limpida e solidale.

Magari non si ripeterà subito, ma non abbiamo dovuto aspettare tanto per vederne uno :D

Al di là di questo, pur capendo le tue esigenze di comprensione (che, come sai, condivido), è meglio non speculare troppo su questo aspetto dell'esercizio ma orientarsi a viverlo come esperienza globale. Il rispetto di tutte le sue regole insegna a trovare una calma e una concretezza nel mezzo di una stilizzazione e restrizione fisica molto forte. Nella ripetizione esatta dei movimenti bisogna trovare sempre la freschezza della prima volta e l'unico modo per farlo, è uscire dalla memoria e vivere ogni azione nell'istante presente.

Qui siamo in un contesto neutro, ma in uno spettacolo è la stessa cosa. Le regole in questo caso sono tutte le dinamiche venute alla luce durante le prove che pur dovendo essere rispettate nelle varie repliche, risorgono nuove, sera dopo sera.

Amleto non ha mai detto il soliloquio "Essere o non essere" prima, anche se per l'attore che lo gioca è la n-esima volta!

Ci vediamo domani per un altro coro neutro, che in realtà è il primo ;-)

Filippo
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