|
Gentile Visitatore,
il
Teatro Anime Antiche presenta una riduzione
e adattamento della tragedia greca di Euripide,
le Baccanti, dedicata alle vicende
del culto di Bacco, Dioniso, nella città
di Tebe. Sono passati più di 2400 anni dalla
prima rappresentazione dell’opera che durava
diverse ore e poteva indurre in chi vi assisteva
il fenomeno della catarsi, cioè
eliminazione delle impurità e dei gravami
dello spirito. Oggi, la frenesia della società
contemporanea rende estremamente difficile una fruizione
integrale del testo originale e allora si è
cercato di portare alla luce in meno di
un’ora una sintesi della tragedia,
rispettando i punti fondamentali della storia e
cercando di dare vita in qualche istante
all’essenza della tragedia greca, il Coro
e il Tragico.
Il primo è la base di ogni arte performativa
dove si possono riflettere tutte le dinamiche della
vita, mentre il secondo è quella dimensione
umana, estrema e terribile dove si intrecciano l’alto
e il basso, le responsabilità singole e collettive,
e le fatalità inesorabili a cui tutti siamo
sottoposti che possiamo rifiutare e combattere
in modo drammatico, oppure accettare in modo
degno e luminoso, tragico.
Ecco
un riassunto delle vicende narrate nell’opera:
Dioniso,
dio del vino, del teatro, dell’ebbrezza fisica
e mentale, era nato dall'unione tra Zeus e Semèle,
donna mortale. Tuttavia le sorelle della donna avevano
sparso la voce che lui in realtà non era
stato generato da Zeus ma da una relazione tra Semèle
ed un uomo mortale e la storia del rapporto con
Zeus era servita solo per mascherare quel rapporto
amoroso; in sostanza, esse negavano la natura divina
di Dioniso, considerandolo un uomo comune.
Nel
prologo, Dioniso afferma di essere sceso tra gli
uomini per punire la città di Tebe e convincere
la popolazione che lui è un dio e non un
uomo. Per far questo, ha indotto un germe di follia
in tutte le donne tebane che fuggendo sul monte
Citerone per celebrare riti in suo onore diventano
quindi sacerdotesse di Bacco (detto anche Bromio,
che significa rimbombo). Tra queste c’è
anche la sorella di Semèle, Agave, madre
del re di Tebe, Penteo.
Questi
atti misteriosi sono “mali straordinari”
per Penteo che considera Dioniso un ciarlatano arrivato
a Tebe con una trappola ideologica solo per adescare
le donne. Invano Cadmo, nonno di Penteo, e Tiresia,
indovino cieco, tentano di persuadere il re ad accogliere
Dioniso come un dio membro della sua stessa famiglia.
Penteo, per dare una prova di forza, fa imprigionare
lo stesso Dioniso che si lascia catturare volutamente
per poi scatenare sulla città un terremoto
che gli permette di liberarsi dalle catene. Il re
decide allora di attaccare le Baccanti con l’esercito
ma prima di dare l’ordine, Dioniso riesce
a convincerlo con la sua arte a mascherarsi lui
stesso da baccante per poter spiare di nascosto
le sue donne e rendersi conto della loro innocenza.
Condotto
dal dio sui pendii del Citerone, Penteo pagherà
cara l'arroganza con cui lo ha trattato.
Milano, Teatro Arsenale, Ottobre 2009
(Foto di Filippo Spinelli Barrile)

|