| Jacques
Lecoq
(1921-1997)
Jacques Lecoq è
stato il primo maestro autentico con cui siamo venuti
in contatto. E' stato un genio e a detta di molti
uno dei più grandi pedagoghi teatrali del XX° secolo.
Il suo insegnamento si basa sull'analisi del movimento in
tutte le sue forme, si radica nella maschera neutra
(il silenzio, l'ascolto, la calma) ed esplora tutte i territori
drammatici (la tragedia, la commedia dell'arte, il melodramma,
il clown,..) con una semplicità, profondità,
concretezza e completezza che abbiamo trovato raramente
in altre vie di scoperta teatrale.
"A
poco a poco, si penetra nel movimento nella sua profondità,
alla ricerca della permanenza"
Anche
se non abbiamo avuto la fortuna di studiare con lui direttamente
abbiamo praticato la sua via teatrale con alcuni insegnanti
della sua scuola (Ecole
Internationale Jacques Lecoq di Parigi) all'Accademia
Paolo Grassi di Milano con Kuniaki Ida,
uno dei migliori insegnanti che abbiamo avuto e successivamente
con Pierre Byland, Sandra Mladenovich
e Marcello Magni.
A
Kuniaki dobbiamo molto; per noi che eravamo al primo anno
di scuola e sapevamo poco del teatro italiano e nulla di quello
estero, è stato colui che ci ha parlato per la prima
volta di alcuni maestri europei aiutandoci ad aprirci
ad un respiro internazionale, a cercare il polline nei migliori
fiori senza fermarci nei limiti del territorio italiano.
Grazie alle sue lezioni, oltre alle meraviglie poetiche di
Lecoq, abbiamo iniziato a conoscere nomi come Peter
Brook e Ariane Mnouchkine (cui dedicheremo
delle pagine come questa nelle nostra galleria dedicata ai
maestri del teatro) che poi abbiamo avuto la fortuna di conoscere
direttamente o indirettamente nella nostra formazione professionale.
Ricordiamo
tuttora la capacità di vedere di Kuniaki che,
dopo un'improvvisazione, riesce a dare nel suo italiano pittoresco
(chi l'ha conosciuto sorriderà..) una sintesi,
semplice, precisa e concreta del lavoro appena fatto,
non un giudizio o un'opinione personale ma una costatazione
oggettiva che aiuta l'allievo a prendere consapevolezza di
ciò che ha fatto o di ciò che ha visto fare
al suo collega. Questa capacità di leggere
la scena arriva con l'esperienza ma si accende lavorando
con chi ce l'ha già. Del resto anche a scuola
si impara a leggere solo da chi sa già leggere. Questo
è il senso della trasmissione della fiamma..
"Tutti
possono assegnare un tema di improvvisazione, il problema
è sapere cosa dire dopo! Non si tratta di trasmettere
un sapere in modo automatico, ma di cercare di comprendere
insieme, di trovare tra il maestro e l'allievo un punto più
alto che faccia dire al maestro, per i suoi allievi, delle
cose che non avrebbe mai potuto dire senza di loro e di suscitare
negli allievi, grazie alla loro curiosità e disponibilità,
una conoscenza." (Jacques Lecoq, Le corps Poetique)
Il
lavoro di Lecoq zampilla qua e là nella poetica della
nostra scuola; prima di tutto nel lavoro sulla maschera
neutra (come lui usiamo le meravigliose maschere della
famiglia Sartori di Abano Terme) che sviluppa
essenzialmente la presenza dell’attore in relazione
allo spazio che lo circonda; lo mette in una condizione di
scoperta, d’apertura, di disponibilità a ricevere..

..
e poi nell'esplorazione del movimento fisico per esteriorizzare
le dinamiche e i conflitti dei personaggi (equilibrio, disequilibrio,
opposizione, alternanza, compensazione, azione e reazione),
nelle gamme del gioco scenico (cioè le diverse
intensità espressive che l'attore deve sapere incarnare
sul palco) e nella cautela verso i "metodi" di introspezione
(e implosione..) psicologica privilegiando la re-azione concreta
agli impulsi che arrivano dall'esterno.
"All'inizio
gli allievi vogliono a tutti i costi agire e provocare gratuitamente
delle situazioni. Per far questo, ignorano completamente gli
altri attori e non recitano con loro. Il gioco scenico può
esistere solo come re-azione all'altro. Bisogna fargli capire
questo fenomeno essenziale: reagire significa dare risalto
agli stimoli del mondo esterno; il mondo interiore si rivelerà
di conseguenza. Per giocare sul palco non serve, cercare in
se stessi la propria sensibilità, i ricordi, il mondo
delle propria infanzia.."
Aggiungiamo
noi che un'espressione artistica può andare oltre il
proprio vissuto personale. Uscire dalla memoria per vivere
lo sconosciuto; nello spazio tra due pensieri può sorgere
ogni cosa.
Per
saperne di più:
Libri:
Il
Corpo Poetico
di Jacques Lecoq
Edizioni Ubulibri
Bellissimo
libro autobiografico del maestro che traccia il percorso di
pedagogia
teatrale venuto alla luce durante tantissimi anni di pratica
e che tuttora viene condiviso nella scuola di Parigi che porta
avanti la sua poetica.
Se conoscete il francese, vi consigliamo di leggerlo in lingua
originale perché
nelle traduzioni si perde sempre qualcosa della parola autografa
originale:
Le
Corps Poetique
ACTES SUD - PAPIERS
Video:
"Les Deux Voyages de Jacques Lecoq"
un film di Jean-Noël Roy et Jean-Gabriel Carasso
coproduction La Sept ARTE, On Line Productions,
DVD ANRAT, 1999.
Bellissimo
film che ripercorre con filmati e interviste il percorso teatrale
di Jacques Lecoq mostrando anche degli estratti di alcune
sue lezioni
tenute alla scuola di formazione professionale a Parigi.
Link:
Il
sito della scuola da lui fondata:
http://www.ecole-jacqueslecoq.com/
Alcune
sue osservazioni sul gioco teatrale
che abbiamo trascritto sul nostro forum
La
pagina a lui dedicata da una sua allieva italiana,
Alessandra Galante Garrone, sulla rivista Hystrio.
Biografia:
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Sulla scena non basta credere e identificarsi,
bisogna giocare »
Jacques
Lecoq (Parigi, 15 dicembre 1921 – Parigi,
19 gennaio 1999) è stato un attore teatrale, mimo e
pedagogo francese. Fondatore della Scuola Internazionale di
Teatro Jacques Lecoq (École Internationale de Théâtre
Jacques Lecoq), è considerato uno dei più significativi
pensatori del teatro contemporaneo, noto per i suoi studi
sul teatro fisico e per il recupero della maschera e del coro
greco e degli insegnamenti della Commedia dell'Arte.
Dallo sport al teatro
Iniziò il suo percorso nel 1937, studiando educazione
fisica e diverse discipline sportive, che a sua volta insegnò
ai suoi primi allievi, dal 1941 al 1945. Il suo lavoro lo
mise in contatto con Jean-Marie Conty, responsabile per l'educazione
fisica in Francia e amico di Antonin Artaud. Da qui nacque
l'interesse e la curiosità di Lecoq per il teatro.
Nel
1945, dopo una breve esperienza in una compagnia teatrale
da lui stesso fondata, fu incaricato dall'attore francese
Jean Dasté di occuparsi del training fisico degli attori
della compagnia teatrale Comédiens de Grenoble. In
questa occasione Lecoq scoprì le maschere e fu influenzato
dalle idee dell'attore e regista francese Jacques Copeau.
L'esperienza italiana
Nel 1948 Lecoq si trasferì in Italia, dove rimase per
otto anni. In questo paese egli approfondì i suoi studi
soprattutto sulla Commedia dell'Arte e l'incontro con lo scultore
Amleto Sartori fece nascere un sodalizio artistico basato
sullo studio e il recupero delle maschere. Fu in questo periodo
che nacque l'idea della maschera neutra.
«
Questo oggetto che si mette sul viso deve permettere a chi
lo indossa di raggiungere lo stato di neutralità che
precede l'azione, uno stato di ricettività riguardante
ciò che ci circonda, senza conflitti interiori. Si
tratta di una maschera di riferimento, una maschera di base
[...]. Sotto ogni maschera ne esiste una neutra che ne regge
l'insieme. »
(Jacques Lecoq, Il corpo poetico)
Su
richiesta di Giorgio Strehler e Paolo Grassi, Lecoq partecipò
alla fondazione della Scuola del Piccolo di Milano. Proprio
qui, durante la lavorazione sull'Elettra di Sofocle, scoprì
la tragedia greca e il coro. Iniziò, quindi, un lavoro
di ricerca sulle possibilità espressive e fisiche del
coro all'interno di un teatro contemporaneo.
Continuò
il suo lavoro di ricerca a Siracusa, lavorando sui cori di
altre tragedie come Ecuba, Sette contro Tebe e Eracle. Il
suo lavoro fu notato dall'attore Franco Parenti, con il quale
Lecoq fondò la Compagnia Parenti-Lecoq, con l'obiettivo
di mettere in scena i nuovi autori teatrali. In questo periodo
collaborò anche con Dario Fo, Luciano Berio e Anna
Magnani, segno di un nascente bisogno di riscoprire un'idea
dell'espressione corporea che allonatanasse il gesto dalla
cristallizzazione e dall'espressionismo dell'epoca.
Ritorno a Parigi
Forte degli studi maturati in Italia, nel 1956 Jacques Lecoq
tornò a Parigi. Alla sua partenza Sartori gli fece
dono delle maschere create in quegli anni, permettendogli
così di farle conoscere in Francia. Dopo una serie
di esperienze come curatorore delle scene di movimento in
diversi spettacoli, Lecoq decise di dedicarsi totalmente alla
pedagogia.
«
E' insegnando che ho potuto approfondire la mia ricerca [...].
È insegnando che ho capito meglio "come funziona".
È insegnando che ho scoperto che il corpo sa cose che
la testa non sa ancora »
(Jacques Lecoq, Il corpo poetico)
Fondò
la sua scuola il 5 dicembre 1956, dove iniziò ad approfondire
con i suoi allievi il lavoro sulla maschera neutra, la commedia
dell'arte, l'espressione corporea, il coro, le maschere espressive
e il mimo.
Nel
1959 fondò una compagnia con alcuni allievi, realizzando
uno spettacolo, Appunti di viaggio (Carnets de voyage) che
mise il luce le sue innovative idee sul mimo.
Nel
1962 iniziò a lavorare sui clown, studiando la capacità
liberatoria insita nella comica derisione tipica della clownerie.
Nel
1968 cominciò ad insegnare presso la Scuola nazionale
di Belle Arti di Parigi (École nationale supérieure
des beaux-arts), approfondendo il discorso sullo spazio scenico
e sulla scenografia che lo potertà a fondare un dipartimento
di scenografia all'interno della sua scuola: il LEM, Laboratorio
di studio del movimento (Laboratoire d'étude du mouvement).
Negli
anni successivi la Scuola e l'interesse da essa creato divennero
sempre più grandi e in diversi paesi nacquero diverse
scuole che s'ispirarono agli insegnamenti di Lecoq.
Jacques
Lecoq continuò il suo lavoro d'insegnamento fino alla
morte, avvenuta il 19 gennaio 1999, a Parigi. La Scuola internazionale
di Teatro Jacques Lecoq continua tutt'oggi il suo lavoro di
insegnamento
Pagina
aggiornata il 18/2/10
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